ora so (ma non fino in fondo) una parte
del mio destino; so che la morte
si sconta in vita.
ora so (ma non così forte) che
genero parole e senza carne
solo spirito (e sogno) s'impone ai miei giorni
e senza corpo.
.... l'anima manca, l'anima sfugge ....
ora .. non so che (davvero in profondo) agognare un'attesa
contare il tempo perduto che separa l'inseparabile:
ll frutto che cresce dalla pianta,
il futuro del presente.

martedì 16 dicembre 2008
venerdì 12 dicembre 2008
cuore, di U. Saba
cuore serrato come in una morsa
mio triste cuore,
rallegrati di questa ultima corsa
contro il dolore.
quale angoscia non hai viva abbracciata?
vivo restando?
una piccola cosa ti è bastata,
di quando in quando
mio triste cuore,
rallegrati di questa ultima corsa
contro il dolore.
quale angoscia non hai viva abbracciata?
vivo restando?
una piccola cosa ti è bastata,
di quando in quando
Goal, di U. Saba
il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non vedere l'amara luce.
il compagno in ginocchio che l'induce,
con parole e con mano, a rilevarsi,
sempre pieni di lacrime i suoi occhi.
la folla - unita ebbrezza - par trabocchi
nel campo. intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
pochi momenti come questo belli,
a quanti l'odio consuma e l'amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.
presso la rete inviolata il portiere
- l'altro - è rimasto. ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasto sola.
la sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
della festa - egli dice - anch'io son parte.
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non vedere l'amara luce.
il compagno in ginocchio che l'induce,
con parole e con mano, a rilevarsi,
sempre pieni di lacrime i suoi occhi.
la folla - unita ebbrezza - par trabocchi
nel campo. intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
pochi momenti come questo belli,
a quanti l'odio consuma e l'amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.
presso la rete inviolata il portiere
- l'altro - è rimasto. ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasto sola.
la sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
della festa - egli dice - anch'io son parte.
l'incipit de 'la malattia mortale'
"l'uomo è spirito. ma che cos'è lo spirito? lo spirito è il sè. ma che cos'è il sè? il sè è un rapporto che si rapporta a se stesso, oppure è questo nel rapporto: che il rapporto si rapporta a se stesso; il sè non è il rapporto, ma che il rapporto si rapporta a se stesso.
l'uomo è una sintesi di infinito e finito, di temporale e di eterno, di libertà e di necessità, in breve una sintesi. una sintesi è un rapporto tra due. visto così l'uomo non è ancora un sè.
nel rapporto tra due il rapporto è il terzo come unità negativa, e i due si rapportano al rapporto, e nel rapporto al rapporto; così sotto la determinazione dell'anima il rapporto tra anima e corpo è un rapporto.
se invece il rapporto si rapporta a se stesso, allora questo rapporto è il terzo positivo, e questo è il sè".
giovedì 4 dicembre 2008
'Nessuno andò ieri'. di Leòn Felipe
nessuno andò ieri,
nè va oggi,
nè andrà domani
alla volta di Dio
per questo stesso cammino
per dove vo io.
a ciascun uomo serba
un raggio nuovo di luce il sole ...
e un cammino vergine
Iddio.
nè va oggi,
nè andrà domani
alla volta di Dio
per questo stesso cammino
per dove vo io.
a ciascun uomo serba
un raggio nuovo di luce il sole ...
e un cammino vergine
Iddio.
Credo poetico di Miguel De Unamuno
Pensa il sentimento, sente il pensiero
Abbiano i tuoi canti nidi sulla terra,
e quando nei cieli s’innalzino a volo
oltre le nubi non si perdano.
Di peso han bisogno, di peso nell’ali;
la colonna di fumo intera svanisce;
la poesia è qualcosa che non è musica,
la pesante solo resta.
Il pensato è, stà certo, il sentito.
Sentimento puro? Chi in questo crede,
del fonte del sentire non è giunto ancora
all’ultima viva vena.
Troppo non ti curare del vestimento;
non di sarto, di scultore è il tuo compito,
non scordare che giammai più bella
se non nuda è l’idea.
Non chi in carne incarna un’anima, tu considera;
è poeta non chi forma dà all’idea,
ma chi dentro la carne anima trova,
dietro la forma trova idea.
Col ciarpame delle formule offusca
A noi la verità la scienza greve;
la denudi con le tue mani, e i tuoi occhi
ne godranno la bellezza.
Linee di nudo tu cerca, chè se pur mediti
D’avvolgerci nel vago della nebbia,
anche la nebbia ha linee e si scolpisce.
Attento, dunque, non le perdere.
Che i tuoi canti siano canti scolpiti,
àncora al fondo nel mentre si impennano;
il linguaggio è pensiero innanzitutto,
pensata è la sua bellezza.
Concretiamo nelle verità dello spirito
Le interiora delle forme transeunti,
sovrana in ogni cosa regni l’idea;
scolpiamo, dunque, la nebbia
Abbiano i tuoi canti nidi sulla terra,
e quando nei cieli s’innalzino a volo
oltre le nubi non si perdano.
Di peso han bisogno, di peso nell’ali;
la colonna di fumo intera svanisce;
la poesia è qualcosa che non è musica,
la pesante solo resta.
Il pensato è, stà certo, il sentito.
Sentimento puro? Chi in questo crede,
del fonte del sentire non è giunto ancora
all’ultima viva vena.
Troppo non ti curare del vestimento;
non di sarto, di scultore è il tuo compito,
non scordare che giammai più bella
se non nuda è l’idea.
Non chi in carne incarna un’anima, tu considera;
è poeta non chi forma dà all’idea,
ma chi dentro la carne anima trova,
dietro la forma trova idea.
Col ciarpame delle formule offusca
A noi la verità la scienza greve;
la denudi con le tue mani, e i tuoi occhi
ne godranno la bellezza.
Linee di nudo tu cerca, chè se pur mediti
D’avvolgerci nel vago della nebbia,
anche la nebbia ha linee e si scolpisce.
Attento, dunque, non le perdere.
Che i tuoi canti siano canti scolpiti,
àncora al fondo nel mentre si impennano;
il linguaggio è pensiero innanzitutto,
pensata è la sua bellezza.
Concretiamo nelle verità dello spirito
Le interiora delle forme transeunti,
sovrana in ogni cosa regni l’idea;
scolpiamo, dunque, la nebbia
martedì 2 dicembre 2008
Tra i respiri l’odore di casa
Il colore pesante delle grida vicine felici
Poi cibo, riposo … e paura della fine.
***
Fu più volte natale ed io sui volti cari andati
Scorsi veggente gli anni della sorda assenza.
***
Oggi in una nuova casa osservo di nuovo passarti amore,
Come una lama, l’offesa del tempo.
***
Osservo stipiti carichi già piangere il mio passaggio leggero
Ed un orologio di ghiaccio sulla parete
Battere, non battendo, il tempo più sacro
L’attimo eterno dei tuoi gesti segnati dal cuore
Scampolo perfetto sul niente,
Sul tutto.
Il colore pesante delle grida vicine felici
Poi cibo, riposo … e paura della fine.
***
Fu più volte natale ed io sui volti cari andati
Scorsi veggente gli anni della sorda assenza.
***
Oggi in una nuova casa osservo di nuovo passarti amore,
Come una lama, l’offesa del tempo.
***
Osservo stipiti carichi già piangere il mio passaggio leggero
Ed un orologio di ghiaccio sulla parete
Battere, non battendo, il tempo più sacro
L’attimo eterno dei tuoi gesti segnati dal cuore
Scampolo perfetto sul niente,
Sul tutto.
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